DELTA DEL PO

RISERVA DELLA BIOSFERA UNESCO

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In questa prima pagina un PO di storia e geografia del Delta; 

nelle pagine successive brevi video - foto e notizie  

Le paludi e le isole formate dalle alluvioni del Po secondo una carta del 1570


DA WIKIPEDIA

DELTA DEL PO

Per delta del Po si intende il sistema idraulico di diramazioni fluviali attraverso cui il fiume Po sfocia nel Mare Adriatico dopo il suo corso lungo la Pianura Padana. La sua formazione attuale deriva dalla grande opera idraulica attuata dalla Repubblica di Venezia nel 1604. Questa è conosciuta come Taglio di Porto Viro che gradatamente ha esteso la superficie deltizia di circa 18mila ettari.

Esso è costituito quindi, in primis, dall'insieme di detti rami fluviali e, per estensione, dal territorio tra essi compreso. Secondo questa definizione il delta del Po ricade interamente nella Provincia di Rovigo o Polesine e ne occupa quasi interamente la porzione orientale (a partire dall'incile del Po di Goro sino al mare). Esso si definisce anche come "delta attivo".

In un'accezione più ampia, esso comprende la più vasta area del delta storico, vale a dire quella compresa tra gli antichi rami deltizi del fiume Po: esistendo un tempo importanti diramazioni meridionali del corso d'acqua, tra cui citiamo il Po di Volano e il Po di Ferrara o Po di Primaro, esso includerebbe la parte della Provincia di Ferrara a forma di cuspide compresa tra i vertici di Stellata, Sacca di Goro e Valli di Comacchio.

L'assetto idraulico contemporaneo del delta del Po avvalora la definizione più restrittiva sopra enunciata, anche se la parte litoranea della Provincia di Ferrara, in particolare quella compresa tra la bocca del Po di Goro e il Lido di Volano e quella comprendente le Valli di Comacchio, conserva un aspetto paesaggistico di carattere tipicamente delitizio - paludoso.

Il delta del Po è stato inserito, dal 1999, nella lista dei siti italiani patrimonio dell'umanità dall'UNESCO come estensione del riconoscimento conferito alla città di Ferrara nel 1995.

L’Unesco è ora pronto a riconoscere l’intero territorio come “RISERVA DELLA BIOSFERA” - alla luce dell’impegno delle due regioni a proseguire sulla strada del parco unico interregionale.

La proposta di candidatura al programma “Man and the Biosphere” dell’Unesco da parte dell’Area del Delta del Po nasce dalla considerazione che l’Area protetta del Delta del Po, seppure divisa su due enti regionali diversi, costituisce nel suo insieme uno dei più importanti parchi deltizi d’Europa. “In Italia esiste un solo ed unico delta, il Delta del Po – si legge nel documento per la candidatura – che è la più grande riserva nazionale di zone umide con sbocco a mare privo di sbarramenti. Il delta del Po svolge la funzione di conservazione grazie alla presenza dei tre paesaggi identitari riconoscibili in un viaggio verso il mare scorrendo dal Delta antico per giungere alle dune costiere ed infine lasciar spazio all’acqua nel delta attivo che si incunea in mare. L’attuale assetto del Delta del Po è il prodotto dell’azione del fiume, e della più recente attività umana che nondimeno ha contribuito al suo assetto”.

IN WIKIPEDIA - L'ENCICLOPEDIA LIBERA -  LE INFORMAZIONI IN DETTAGLIO SULLA  EVOLUZIONE STORICA E CONTINUA DEL DELTA:  http://it.wikipedia.org/wiki/Delta_del_Po


In questa vecchia mappa del 1721 si può constatare come sia cambiata

la situazione idrografica nelle due provincie.  




Il link quì sotto fa vedere dinamicamente l'evoluzione della parte polesana del Delta dopo il taglio di Porto Viro nel 1604


http://it.wikipedia.org/wiki/Delta_del_Po#/media/File:Evoluzione_delta_Po.gif



Le diramazioni deltizie del fiume Po attualmente attive e che nel loro complesso costituiscono il delta sono, da nord a sud: il Po di Maistra, il Po di Venezia - Po della Pila che sbocca in mare attraverso tre distinte bocche (Busa di Tramontana, Busa Dritta e Busa di Scirocco), il Po delle Tolle (con le diramazioni di Busa Bastimento e Bocca del Po delle Tolle), Po di Gnocca o della Donzella (anch'esso con una biforcazione terminale) e Po di Goro.

Discorso a parte deve essere fatto per il Po di Levante il quale, pur essendo collegato al corso principale del fiume Po attraverso la conca di navigazione di Volta Grimana, ne è idraulicamente separato e non ne recepisce le acque. Infatti, in seguito alle imponenti opere di sistemazione idraulica del fiume Fissero-Tartaro-Canalbianco, avvenute negli anni trenta del secolo scorso, questa antica diramazione settentrionale del fiume venne separata dal corso principale per divenire unicamente collettore terminale del Canalbianco.

Attualmente il sistema Fissero-Tartaro-Canalbianco-Po di Levante costituisce un'importante via navigabile che consente il collegamento tra il mare Adriatico, i laghi di Mantova, il Lago di Garda ed i porti fluviali della conca di Canda e di Torretta di Legnago.

A sud del delta il mare forma un'insenatura che, pur non prendendo il nome di golfo, ne ha tutte le caratteristiche.



Il delta del Po comprende le aree naturali protette istituite nel territorio geografico di riferimento:

- Parco Regionale Delta del Po dell'Emilia-Romagna  - istituito nel 1988, ma funzionante solo dal 1996, comprende anche territori che fanno parte del bacino idrico di altri fiumi (tra cui il Reno). Comprende la parte sud del delta storico del Po, ma solo una minima parte del delta attuale;

- Parco Regionale Veneto del Delta del Po - funzionante dal 1997, comprende praticamente tutto il delta geografico del Po, come sopra definito;

- Parco interregionale Delta del Po è il nome del parco che le Regioni del Veneto e dell'Emilia-Romagna avrebbero dovuto costituire congiuntamente entro il 1993, ai sensi dalla Legge Quadro sulle Aree Protette (Legge n. 394 del 1991, art. 35). Non essendo stato trovato un accordo tra le parti, sono stati costituiti i due distinti parchi regionali. 




Il Parco del Delta del Po unito per Expo 2015

Emilia Romagna e Veneto firmano un protocollo di intesa sull'unificazione della riserva naturale.

Casone di Valle nella parte polesana 


Casone di Valle nella parte ferrarese


Anche le riserve naturali italiane scaldano i motori per Expo 2015. In testa a tutti il Parco del Delta del Po considerato patrimonio Unesco e, speriamo presto, RISERVA DELLA BIOSFERA.

UN PARCO INTERREGIONALE

«Andiamo all’Expo con la volontà di incrementare l’offerta turistica dell’area, ma per sfruttare appieno tutte le potenzialità offerte dall’esposizione universale e per creare nuovi mercati portando nuovi turisti e visitatori, bisogna abbattere le barriere geografiche», ha detto la presidente della provincia di Ferrara Marcella Zappaterra. Perchè la riserva naturale è infatti divisa in due. Una parte è sotto l’amministrazione della Regione Emilia Romagna e l’altra del Veneto che hanno deciso di fare squadra. È infatti in calendario per il 14 marzo la firma del protocollo di intesa sull’unificazione del parco. Un processo cominciato anni fa e ormai inevitabile secondo il presidente del Parco Massimo Medri. Di cui Expo 2015 ha solo velocizzato l’evoluzione.

A EXPO 2015 IN TRE PASSI

E all’Espozione Universale la riserva naturale si presenterà attraverso tre canali. Prima di tutto ci sarà un’area dedicata all’interno di Expo e del Padiglione Italia. La secondo mossa è invece è l’entrata del Delta all’interno di Venice 2015 per Expo, ovvero il catalogo di 100 pacchetti turistici che saranno proposti per visitare Venezia in relazione alla grande vetrina universale. Infine il terzo mezzo sarà quello di Vigevano dove Expo sarà presente con un padiglione interamente dedicato alle dieci riserve italiane.

LE ECCELLENZE DEL DELTA DEL PO

Tre opportunità di grande visibilità per sottolineare la presenza nel territorio di pesca-turismo, navigazione interna, prodotti di valle, bonifiche, arte ed archeologia, percorsi ciclabili, birdwatching e house-boat e per promuovere tutte le eccellenze tipiche del Delta quali pesca, anguille, vongole, cozze, ambiente delle valli e della sacca, fenicottero rosa e cervo.

GIÀ 100 MILA PRESENZE L’ANNO

Intanto i lavori in vista dell’Esposizione Universale continuano. Dalla sinergia tra i punti di visita per migliorare la fruizione intermodale a piedi e in bicicletta alla capacità di costruire nuovi servizi e pacchetti grazie al ruolo del privati come il consorzio Visit Ferrara. L’impegno ha lo scopo di ampliare numeri che comunque ci sono già visto che il parco registra 100 mila presenze l’anno. Anche grazie ad iniziative come la primavera slow: 13 settimane di eventi dedicati al birdwatching e al turismo naturalistico per assaporare con lentezza dal 21 marzo al 22 giugno tutte le bellezze della bella stagione.


UN PRECEDENTE DI COLLABORAZIONE

IL RISO DEL DELTA E' GIA' UNA REALTA' ED UN ESEMPIO DI COLLABORAZIONE FRA I PRODUTTORI DELLE DUE REGIONI PER MEZZO DEL CONSORZIO NATO NEL 2012 DI TUTELA DEL MARCHIO I.G.P. 

 IN QUESTA IMMAGINE E' RAPPRESENTATA L'AREA DI PRODUZIONE, CHE CORRISPONDE A BUONA PARTE DELLE AREE DEL DELTA DEL PO GLOBALMENTE CONSIDERATE.





COMUNI VENETI: Ariano nel Polesine, Porto Viro, Taglio di Po, Porto Tolle, Corbola, Papozze, Rosolina e Loreo.

COMUNI EMILIA ROMAGNA: Comacchio, Goro, Codigoro, Lagosanto, Massa Fiscaglia, Migliaro, Migliarino, Ostellato, Mesola, Jolanda di Savoia e Berra.

 

UN CONTRIBUTO ALLA STORIA GEOGRAFICA DEL POLESINE E DELL'INTERO DELTA DEL PO 

CI E' STATO OFFERTO DA UNA AMICA DI FACEBOOK: TINA DE STEFANI BERTIZZOLO,  

CHE HA SCRITTO QUANTO SEGUE CON IL PSEUDONIMO DI "BERTA DA ZOLDO",

PUBBLICATO CON ALTRI SCRITTI  DA "HOTEL DOMANI" E "POLESINE SPORT.IT " 

Dove il Po diventa mare

imardiventterra...

IPolesine è terrriccdstoriacontestrVenezia e Ferrarnecorsdesecoli, 

caratterizzatdaDeltdePnellsupartmeridionale

IDeltdePo rappresentuhabitanaturale e umanunico e irripetibile

IPolesinhgrandi potenzialità turistichpeuturismtematico e dnicchia

modernquanto tradizionalnesusposaremozioni  e natura

arte e culturaenogastronomia e storia

Siamo ospiti di un pianeta vivo e in continua trasformazione.  

A causa del moto della Terra e del caldo mantello che ribolle sotto l’esile crosta che chiamiamo superficie, il grande continente  che univa tutte le terre emerse,  la Pangea,  a partire da 225 milioni di anni fa incominciò a frazionarsi in porzioni di terra emersa che presero a navigare su rotte divergenti. Alcune di queste frazioni entrarono in rotta di collisione a causa della finitezza del pianeta. L’India andò a incastrarsi nell’Asia dando origine alle catene montuose del Karakorum e dell’Himalaya, l’Africa si sta spaccando in due all’altezza della Rift Valley (la zona dei grandi laghi) e nello stesso tempo sta premendo da lungo tempo contro l’Europa dove ha causato l’innalzamento di Alpi, Appennini e Carpazi.

Dalle montagne l’acqua scende al piano per forza di gravità aumentando l’intensità della corsa prima, quando è un torrente giovane e snello, e la forza poi, quando diventa un fiume grave e lento. Tra i fiumi uno è de- stinato a nutrirsi della forza degli affluenti per diventare re: in Cina lo Yang Tse Kiang, il Fiume Giallo, che attraversa l’Asia da Ovest a Est, dall’Himalaya fino all’Oceano Pacifico; nella Pianura Padana il sovrano è il Po, anch’esso con andamento longitudinale da Nordovest a Sudest.

 Il Po con la sua liquida corte ha colmato il mare che lambiva le Alpi a Nord e gli Appennini a Sud immettendovi miliardi di tonnellate di fango, sabbia, rocce, alberi. Ha continuato a modificare il territorio a seconda di dove si è scelto l’alveo, o lo ha abbandonato, per poi dispiegarsi a ventaglio di fronte al mare, come per abbracciarlo, creando nel suo delta una rete inestricabile di isole e isolotti in continuo divenire che hanno fatto arretrare il mare e non di poco. Nel 1152, vivente Federico Barbarossa imperatore, trent’anni prima della nascita di Francesco d’Assisi, avvenne l’ultima rotta naturale, lo sfondamento degli argini a Ficarolo per dar luogo a un nuovo percorso, il Po di Venezia, più settentrionale.

Il Po abbandonò il suo ramo più meridionale, che l’avvicinava a Ferrara, puntando semmai verso la laguna di Venezia con il ramo più settentrionale di Maistra. Modificò profondamente il territorio e perfino il suo destino politico. L’avanzamento della foce del ramo di Goro determinò la formazione di due lagune: a nord la Sacca di Goro e a sud la Sacca dell’Abate (attuale Sacca di Goro). Con modalità simili si sarebbero formate le valli salmastre presenti presso la foce del Po di Volano. Sono il residuo di antiche lagune costiere separate dal mare da cordoni dunosi deposti in conseguenza dell’avanzamento della linea di costa; gli attuali lunghi dossi che emergono parallelamente alla costa all’interno delle valli testimoniano la presenza di antiche dune litorali oggi livellate dalla secolare azione degli agenti atmosferici.

La nuova situazione dette origine a nuove terre emerse, il Polesine, le isole del Po, e nello stesso tempo minacciò di addolcire la laguna veneta. Se ciò fosse accaduto, la laguna sarebbe stata anche interrata. Nel passato geologico del pianeta, ciò sarebbe accaduto in maniera del tutto inevitabile.


Eravamo invece in epoca storica, caratterizzata dalla presenza di una specie assai particolare, quella umana. Una specie che non si rassegna mai agli eventi della natura ma cerca continuamente di modificarli per adattarli ai propri desideri. I  Veneziani incominciarono una  sottile guerra contro il grande fiume che minacciava di togliere loro la difesa militare più importante: il grande fossato costituito dalle acque salmastre della laguna che solo loro sapevano navigare e che avevano impedito da sempre a qualsiasi nemico di avvicinarsi alla loro città dal mare. Per un paio di secoli la lotta tra Venezia e i loro vicini meridionali, gli Estensi di Ferrara, fu a volte silenziosa, altre volte assai più rumorosa, a volte condotta con le armi della diplomazia, altre volte con quella delle imboscate e delle battaglie campali. Gli Estensi seppero tenere testa ai Veneziani e impedire che l’alveo del Po venisse modificato artificialmente.

Una cosa era bonificare le paludi del delta per ricavarne buona terra da mettere a coltivo, altra faccenda era modificare il corso del fiume.

Nel periodo tra il 1566 e il 1580, per prosciugare la grande area paludosa che si era formata tra Copparo, Codigoro e Mesola (Polesine di Ferrara o di San Giovanni) e fornire terreni all’agricoltura, gli Estensi attuarono il progetto di bonifica noto come Grande Bonificazione Estense.

La Bonificazione fu effettuata con il metodo dello scolo, tecnica mediante la quale le acque paludose vengono fatte defluire in fossi, canali e collettori emissari e portate verso il mare. Per consentire il deflusso a mare delle acque di scolo, come opere principali furono scavati i Canali Bentivoglio e Alfonso (prosecuzione del preesistente Canal Bianco) e costruite la Chiavica dell’Abate e quella di Volano.

Estintisi gli Estensi nel 1597, la loro signoria venne assorbita dagli Stati della Chiesa.  I Veneziani approfittano della situazione e passano all’azione: effettuare il taglio del Po delle Fornaci nella località di Porto Viro (opera nota come Taglio di Porto Viro). Il 18 settembre 1604 venne aperto il nuovo letto artificiale e il fiume poté così raggiungere il mare attraverso questo percorso più breve.

Il Taglio ebbe grandi conseguenze sull’assetto del territorio ferrarese e sulle opere della Grande Bonificazione: il Porto e la Chiavica dell’Abate vennero rapidamente interrati dalle deposizioni di sabbia, mentre il Porto di Volano e la chiavica omonima furono sommersi dalle acque marine. Scomparve anche il ramo detto Maistro.  Infine, l’interramento della costiera allontanò dal mare il castello della Mesola, che i ferraresi avevano edificato per proteggere i loro interessi sul delta. Venezia ottenne così un duplice scopo: indebolì il vicino meridionale e si accaparrò le terre che emersero grazie al nuovo corso del fiume e alla modifica del suo delta.

Il Taglio del Po avviò la rapida crescita del Delta che in soli 200 anni si è esteso nell’Adriatico per ben 26 chilometri.


REALIZZAZIONE DI PINO SCHIESARI ALIAS PINOVISION

IMMAGINI DEL PO E DEL SUO DELTA ATTUALE E DEL PASSATO